sabato 22 giugno 2013

Sulla sedia sbagliata, Sara Rattaro

Bevuto, mangiato, morsicato, succhiato in tre ore di assoluto silenzio. E' una storia tragica, anzi sono molte storie tragiche che si sfiorano, incrociano, toccano, facendo male e facendosi male. E' il dolore di vite traumatiche e traumatizzate dove l'amore, per i figli, i genitori o uno sconosciuto che incontri e ami, può diventare l'attimo eterno di dolore estremo e puro dal quale nulla e nessuno ti risolleverà mai più.
Grazie a chi, prima mi ha prima fatto conoscere questa eccellente narratrice di vita e  dopo,  mi donato questo libro.

“ … Spesso mi sono soffermato sulla precarietà dell’equilibrio psicologico dei rapporti umani e sono arrivato alla conclusione che ogni relazione che ci coinvolge è riconducibile al legame che unisce una vittima al suo carnefice
E avremmo la possibilità di dire a chi ci sta vicino che lo amiamo prima che sia troppo tardi e, smetteremmo di essere distrutti dai rimorsi.
Se la vita ci toglie qualcosa è solo perché ha intenzione di restituircelo sotto un’altra forma?
Mi spaventava a morte l’idea di salvarmi. Spesso la conquista della normalità è un pericoloso viaggi verso se stessi.
Non si può vivere senza lasciare una traccia di sé, disse. Aveva ragione. Lasciamo minuscoli indizi di noi, impronte, ricevute, promesse che resteranno per sempre invisibili finché qualcuno non scoprirà come trovarle.
Sai, c’è una parte di questa città che non riesco più ad attraversare. E’ quella piena di luce, dove i palazzi sembrano appena ristrutturati, i negozi sono aperti, i caffè pieni all'ora di punto e le urla dei ragazzi ne riempiono gli spazi. Ma poi mi accorgo che questa città io non riesco ad attraversala nemmeno quanto da buio, quando il silenzio l’avvolge o l’alba la spacca in due. No, la mia città ora la riesco solo ad immaginare perché insieme a te è sparita anche lei …”.


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